20160806_182101Toscolano-Maderno è un comune in provincia di Brescia situato sulla sponda occidentale del Lago di Garda. Proprio nel lago sfocia il torrente Toscolano, che in epoche remote ha scavato una stretta e profonda valle alle spalle dell’attuale comune, dove ha sede lo splendido Centro di Eccellenza di Maina Inferiore, comunemente chiamato Museo della Carta.
La fabbricazione della carta in quella che è conosciuta come Valle delle Cartiere risale al tardo Medioevo, ed esiste un documento del 1381 che ne testimonia l’attività cartaria già a quell’epoca.
La carta di Toscolano si distinse per qualità a tal punto che per diversi secoli fu l’unica utilizzata dalla Repubblica di Venezia, per poi seguire alterne fortune fino al 1962, quando la cartiera di Maina Inferiore, l’ultima che era rimasta attiva nella Valle, cessò la sua produzione.

All’interno di quegli stessi edifici (ottimamente conservati) ha ora sede il Museo della Carta, che sfruttando in modo organico la disposizione delle sue sale crea un percorso guidato davvero interessante, che parte dalle tecniche antiche per la produzione della carta arrivando fino ai moderni macchinari industriali.
Quindi si possono visitare i piani inferiori dell’antica cartiera, dove gli stracci venivano accumulati in grandi vasche di macerazione e lasciati a sfibrare in acqua e calce viva per diversi giorni; successivamente venivano passati dentro magli azionati idraulicamente che li riducevano ad una sottile poltiglia, chiamata pisto, con la quale si fabbricava effettivamente la carta. Questa era posta dentro un grande recipiente circolare di legno con base di pietra, detto tina, dentro il quale il mastro cartaio immergeva un telaio, lo staccio, che raccoglieva la fine poltiglia e le dava la forma desiderata corrispondente al futuro foglio di carta. Il telaio era composto da una fitta maglia di fili di rame con sopra cucito un filo metallico riproducente il marchio della cartiera, detto filigrana, che si sarebbe potuto vedere successivamente esponendo il foglio essiccato controluce.
Dal telaio il foglio era posato sopra panni di feltro fino a formarne una pila che veniva posta sotto un torchio per essere pressata e privata dell’abbondante acqua in eccesso. Quindi i fogli venivano appesi in una stanza ben arieggiata, uno stenditoio detto tendador, e lasciati ad asciugare. Il passaggio successivo era immergerli nella colla animale, che li rendeva impermeabili e quindi adatti a ricevere l’inchiostro, che diversamente sarebbe stato assorbito. Una volta collati i fogli erano nuovamente posti ad essiccare.
Infine, questi erano pronti per l’ultima operazione: la lisciatura, o cialandratura, effettuata tramite pietre o particolari strumenti di legno che ne levigavano la superficie. Il foglio era pronto! Si preparavano le risme, che venivano portate a valle per essere finalmente vendute e utilizzate.

Un’operazione lunga e complessa, quindi, che coinvolgeva molte persone (a volte famiglie intere), più o meno qualificate a seconda del ruolo. Alcune invenzioni (come il cilindro olandese verso la metà del ‘600, per la triturazione degli stracci) hanno portato all’ottimizzazione di queste procedure: la produzione industriale della carta (all’inizio del secolo scorso) ha definitivamente sostituito gli stracci con la pasta di legno e introdotto gigantesche macchine continue a tamburo che concentravano tutte le lavorazioni. Se ne può ammirare una perfettamente restaurata, detta Tamburella, in una grande sala del museo, dove effettivamente fino agli anni ’60 ve ne era una simile in funzione. Qui si apre una ulteriore ala, dove sono conservati strumenti come le precisissime bilance per la pesa dei singoli fogli, o mostrate elaborate filigrane, inaspettate opere d’arte custodite all’interno della carta. Quindi si accede ad uno spazio espositivo dedicato alle mostre temporanee: ho la fortuna di poter ammirare quella dedicata ad Osvaldo Cavandoli, originario proprio di Toscolano-Maderno, con decine di omaggi al suo celebre personaggio La linea, e storyboard originali utilizzati per alcune sue animazioni.

Ma l’offerta del Museo della Carta non finisce qua: da qualche tempo in una delle sue sale antiche ha aperto una bottega chiamata Toscolano 1381, che accanto alla produzione artigianale della carta in tutte le sue forme e declinazioni (buste, fogli dall’impasto particolare…) organizza workshop pratici, anche di tipografia e calligrafia. Tre giovani artigiani mi guidano nella realizzazione del mio foglio di carta, seguendo passo a passo tutte quelle operazioni che i mastri cartai svolgevano quotidianamente proprio in questa valle. Accarezzo il mio foglio leggermente ondulato, con le tipiche barbe disseminate ai lati non rifilati, e vado a bere qualcosa nel barettino posto proprio sopra il torrente Toscolano, in un locale in pietra adiacente allo stesso museo.
Non perdete l’occasione di visitarlo, prima o poi: ne vale davvero la pena.


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